Le piccole e medie imprese italiane stanno affrontando una fase di pressione senza precedenti, strette tra tensioni geopolitiche, rallentamenti della logistica internazionale e aumento dei costi energetici.

Le guerre in corso stanno ridisegnando gli equilibri economici globali e hanno riportato al centro temi che fino a pochi anni fa sembravano secondari, come la sicurezza delle filiere, gli approvvigionamenti, i trasporti e l"autonomia industriale.Per un Paese manifatturiero come l"Italia, fortemente orientato all"export e costruito su una rete di pmi altamente specializzate, l"impatto è particolarmente significativo.

L"aumento del costo dell"energia e dei trasporti incide direttamente sulla competitività delle imprese, comprimendo i margini e rendendo più complessa la pianificazione industriale.

A questo si aggiungono ritardi logistici, volatilità delle materie prime e un contesto finanziario ancora caratterizzato da tassi elevati e maggiore prudenza da parte del sistema bancario.

In questo scenario, diventa sempre più evidente la necessità di rafforzare la struttura finanziaria delle pmi italiane.La dipendenza quasi esclusiva dal credito bancario rappresenta oggi un limite, soprattutto in una fase in cui le imprese hanno bisogno di investire in innovazione, efficientamento energetico, digitalizzazione e consolidamento delle filiere produttive.