<p>Nonostante il crescente dibattito su <strong>rischi climatici</strong>, <strong>cyber risk</strong> e <strong>resilienza operativa</strong> l’approccio al rischio delle <strong>pmi italiane</strong> continua a essere <strong>prevalentemente reattivo</strong>.
Le imprese sono cioè propense a coprirsi e ad assicurarsi solo in conseguenza di obblighi normativi e richieste provenienti da banche, clienti e pubblica amministrazione, o come conseguenza diretta di eventi subiti dall'impresa stessa.
Il dato emerge dalla nuova ricerca realizzata da <strong>Ey</strong> per conto di <strong>Italian Insurtech Association (IIA)</strong>, che sarà presentata questa mattina a Milano durante la prima giornata degli <strong>Insurtech Days 2026</strong>, l'evento annuale di Italian Insurtech Association dedicato all'innovazione assicurativa. </p> <p>La ricerca ha coinvolto <strong>compagnie assicurative</strong>, <strong>broker</strong>, <strong>insurtech</strong> e istituti bancari, ed evidenzia come i progressi nella sensibilità verso il rischio siano ancora prevalentemente determinati da fattori esterni, con il 67% degli operatori del settore che rileva solo un miglioramento limitato o nessun cambiamento nella consapevolezza delle imprese rispetto ai rischi a cui sono esposte. </p> <h2>I driver della consapevolezza del rischio nelle pmi</h2> <p>In particolare nel 75% dei casi la <strong>maggiore attenzione</strong> da parte delle imprese nasce da <strong>obblighi di legge</strong> o da richieste provenienti dagli operatori di mercato e <strong>Pa</strong>, mentre nel 42% arriva dopo che si è verificato un danno.










