Una riflessione su come rimodulare gli aiuti contro il caro energia è in corso, nessuno lo nega. Ma è sulla strategia da adottare che saltano subito fuori le divergenze (e le tensioni), a partire dall'idea, rispuntata negli ultimi giorni, di mirare alle fasce più fragili della popolazione attraverso un voucher - quello che nelle prime settimane della nuova guerra del Golfo era stato chiamato bonus anti-rincari. Il voucher, che già all'epoca era stato archiviato in favore del taglio generale delle accise, non sarebbe piaciuto per niente alla Lega, che avrebbe fatto arrivare forte e chiaro il suo niet in primis ai suoi ministri, Giancarlo Giorgetti compreso.
Ma non convincerebbe troppo nemmeno il partito di Giorgia Meloni, nonostante uno degli sponsor di questo strumento fosse stato Adolfo Urso, uno dei ministri di FdI, quando si studiava il primo intervento due mesi fa. Per il momento quindi, non se ne fa nulla. Così non sono arrivati nuovi provvedimenti in Consiglio dei ministri e la misura, assicurano ai piani alti dell'esecutivo, non era mai stata all'ordine del giorno della riunione. Anche perché la stessa premier, secondo alcune ricostruzioni, avrebbe frenato, visti anche i mal di pancia interni alla coalizione. In diversi nella maggioranza assicurano che un approfondimento sulla quesitone era stato fatto in queste ultime settimane, arenandosi sullo scoglio della platea. Guardare agli attuali destinatari della Carta dedicata a te (che è rivolta a tutti i residenti in Italia con un tetto di Isee, immigrati compresi), secondo la Lega, non avrebbe ottenuto il risultato di dare sollievo al ceto medio, a chi "lavora" ed è più colpito dagli aumenti di benzina e diesel perché ha la necessità di usare l'automobile per andare a lavorare.












