I reattori nucleari SMR (Small Modular Reactors), che potrebbero diventare operativi in Italia entro il 2034-2035, secondo il fisico di fama internazionale Edwin Lyman non sarebbero più sicuri di quelli più grandi, tradizionali. Anzi, in determinati scenari potrebbero addirittura peggiorare gli incidenti. La spiegazione dell’esperto.
Render di un centrale nucleare con reattori SMR. Credit: iStock
Oggi, giovedì 4 giugno 2026, la Camera ha approvato la legge delega sul nucleare, gettando le basi per il ritorno dell'energia nucleare in Italia, anni dopo il referendum che ha decretato la chiusura delle vecchie centrali. È il primo passo di un percorso molto lungo e complesso, che dovrebbe concretizzarsi con l'operatività dei primi reattori SMR (acronimo di Small Modular Reactors) entro il 2034 o il 2035, in base a quanto dichiarato dal ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. Come vi avevamo raccontato in questo articolo, i “Piccoli Reattori Nucleari” rappresentano un significativo passo avanti tecnologico rispetto alle grandi centrali nucleari. Di base, come suggerisce il nome, sono reattori a fissione nucleare più contenuti, con una potenza di circa 300 MW, contro i 1.000 o più di quelli tradizionali. Tra i vantaggi sottolineati dalla World Nuclear Association figurano il fatto di poter essere costruiti in serie e non nel luogo dove devono essere installati; i costi inferiori; lo spazio minore occupato; e sistemi di sicurezza avanzati e passivi, che – almeno sulla carta – dovrebbero renderli più sicuri dei grandi reattori. In sostanza, dovrebbero scongiurare il rischio di gravi incidenti come quelli di Chernobyl e Fukushima.













