Il dolore per la tragedia di Amendolara non può limitarsi al silenzio. A pochi giorni dal Consiglio regionale convocato per lunedì 8 giugno, il capogruppo del Partito Democratico, Ernesto Alecci, rompe gli indugi e chiede che le istituzioni calabresi passino dalle parole ai fatti. “Quello che è successo ad Amendolara ha lasciato tutti pietrificati, per la ferocia, per la condizione da cui scaturisce, per ciò che rappresenta: una ferita profonda per la Calabria e per l’intero Paese” ha dichiarato Alecci.

L’accusa: un sistema che rende invisibili

Per il rappresentante del Partito Democratico, la strage non è un fulmine a ciel sereno, ma il culmine di una condizione di abbandono. “Quelle immagini, che la segretaria Elly Schlein ha definito drammatiche e devastanti, non possono essere archiviate come un semplice episodio di cronaca nera, ma chiamano in causa un sistema che rende invisibili migliaia di lavoratrici e lavoratori nelle nostre campagne” spiega Alecci. L’invito alla politica è chiaro: avviare una riflessione autentica, senza ipocrisie, che parta dal vertice della Regione.

La necessità di una lotta al caporalato che evolva

Nonostante la legge 199 del 2016 abbia segnato una tappa importante, la realtà odierna corre molto più veloce della burocrazia. “Il mercato del lavoro è cambiato, le vie dell’immigrazione irregolare si sono trasformate e diversificate, chi sfrutta i lavoratori dispone di risorse e reti sempre più sofisticate” sottolinea il capogruppo Pd. Secondo Alecci, la strategia deve cambiare radicalmente: “La lotta allo sfruttamento deve passare da un collegamento reale tra tutti gli attori istituzionali, con un rafforzamento dei protocolli territoriali e un maggiore coordinamento tra Prefetture, enti locali e parti sociali”.