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Caso chiuso. Dopo le opportune verifiche sulla grazia a Nicole Minetti il Quirinale mette nero su bianco che "non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza" adottato. "L'Autorità giudiziaria competente -la Procura Generale presso la Corte d'Appello di Milano- ha condotto gli accertamenti, richiesti dalla Presidenza della Repubblica e sollecitati dal ministero della Giustizia, sulla asserita infondatezza delle condizioni che hanno portato alla concessione della grazia alla signora Minetti", si legge in una nota. "La Procura Generale, su presunti fatti raffigurati in notizie di stampa, ha disposto accurate verifiche in ogni direzione necessaria, per il tramite degli organismi di Polizia italiani e dell'Interpol, giungendo alla conclusione che essi non corrispondono al vero. Il Presidente della Repubblica, che aveva chiesto pubblicamente al ministero della Giustizia -che ringrazia per avervi sollecitamente provveduto- di far disporre nuovi accertamenti, ha preso atto con rispetto delle conclusioni della Procura Generale di Milano, in base alle quali non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato, ribadendo la propria fiducia nella Magistratura". Lo sottolinea un comunicato diffuso dal Quirinale. "Si ricorda -per corretta e autentica informazione- che, da oltre undici anni, quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti, il Presidente della Repubblica -puntualizza la nota- concede abitualmente la grazia, senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie della grazia".












