Doveva essere il super scandalo la grazia a Nicole Minetti. Si è rivelato invece, dopo le opportune verifiche chieste alla Procura generale di Milano, una storia edificante di una coppia benestante che ha fatto tutto il possibile per salvare la vita a un bambino malato. Minetti, al netto delle suggestioni, delle illazioni, delle allusioni, si è conquistata la grazia così.

Si tratta di una storia di palco e realtà, in cui ha vinto - stando al giudizio dei giudici - la seconda. Ovvero quant'era bella e appassionante, un po' thriller, un po' fantasy, un po' realismo magico alla sudamericana (l'Uruguay con in più il ritorno dell'Olgettina), un po' pinacolada e zanzare alla Ivano Fossati (il ranch Gin Tonic), questa serie mediatico-politica durata per mesi, con tanto di critiche al Colle e di accuse a Nordio (seguite da scuse). Peccato che poi però, a dispetto di tutto questo palco, si è andata via via affermando la realtà. Meno scintillante ma anche più rispettosa dei fatti. Che sono quelli in cui è stata avviata una procedura di adozione, da parte di Minetti e del suo compagno, tutt'altro che scorretta.

Si è creato insomma un caso di scandalismo senza scandalo. Articoli su articoli, editoriali, trasmissioni televisive, dichiarazioni indignate, il protagonismo internettiano in cui qualsiasi Vongola89 diventa giudice o inquisitore. Tutto il circo che l'Italia conosce bene s'è messo in moto. Ma non poteva contare fino a cinque, prima di esercitarsi? Macché, la garlaschizzazione della vita pubblica ha bisogno di auto-alimentarsi continuamente. Con una leggerezza che stavolta è andata perfino a colpire la massima istituzione dello Stato.