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«Credo che esista un filo rosso che collega ideologicamente chi vorrebbe ostacolare questo governo sull’immigrazione. In cui rientrano anche i presunti falsi certificati anti-rimpatri». La deputata di FdI Sara Kelani risponde così a chi le chiede se l’indagine sugli otto medici di Ravenna, raccontata in una lunga e dettagliata inchiesta su Il Tempo, faccia parte o meno di un «sistema» più ampio di opposizione silenziosamente burocratica- ma non per questo meno efficace - alle politiche migratorie messe in atto dal governo Meloni. «C’è un processo in corso spiega Kelany -, quindi attendiamo l’esito. Ma abbiamo sufficienti elementi quantomeno per sospettare l’esistenza di una serie di medici che mossi non da regole deontologiche» ma «da regole ideologiche» che «avrebbero prodotto dei certificati "farlocchi" per impedire i trattenimenti nei Cpr di migranti irregolari», poi nemmeno «presi in carico come pazienti dal servizio sanitario» Migranti che, ricorda la deputata, «in quanto destinati ai Cpr sono spesso soggetti socialmente pericolosi e con dei curriculum criminali di tutto rispetto», "liberando" i quali, spiega, «ci si prende anche la responsabilità etica di rimettere per strada persone che poi possono delinquere fino a compiere degli atti efferatissimi».









