L’indagine era scattata quando il 10 luglio scorso alla questura di Ravenna, per errore, era stato inviato un certificato di diniego del rimpatrio di uno straniero irregolare con allegata una "bozza del modulo prestampato per la valutazione di non idoneità alla vita nel cpr", il centro di permanenza. Si trattava del medesimo documento scaricabile dal sito della Simm, la società di medicina delle migrazioni. Un terremoto che aveva prima coinvolto otto medici del reparto delle Malattie Infettive di Ravenna, due dei quali sospesi per 10 mesi dalla professione. E che ora rischia di investire gli ospedali dell’Emilia Romagna. Su delega della procura di Ravenna a varie questure, è infatti appena terminata la raccolta di materiale di potenziale interesse investigativo. Toccherà ora agli inquirenti (squadra Mobile ravennate e Sco) esaminare quelle carte per capire se possano o meno contenere elementi in grado di estendere le ipotesi di reato ad altri nosocomi regionali. Al momento gli unici indagati - per falso ideologico legato a 34 certificati anti-rimpatrio e per interruzione di pubblico servizio - restano gli otto ravennati anche se non si può escludere che più avanti il registro degli indagati accolga altri nomi. In quanto alla dottoressa che aveva compilato il certificato origine dell’inchiesta, l’indomani aveva inviato un certificato per "malattia polmonare cronica": per l’accusa messo in dubbio da una radiografia dalla quale non risultava tale patologia. Aveva ammesso di avere compilato quel certificato per evitare il cpr al giovane straniero: "(..) è una questione etica per me... - si legge in una chat acquista dalla Mobile il 12 febbraio - visto cosa sono i cpr...è in corso una campagna di (...) al riguardo che alcuni di noi abbracciano". Il nuovo impulso all’inchiesta è arrivato proprio in ragione delle chat. In particolare da alcuni dialoghi tra alcuni degli indagati e una sorta di referente: un infettivologo ora in servizio a Milano e attivo nella Simm. "Bene! Gli facciamo il culo a questi maledetti sbirri". E soprattutto c’è questa chat: "Se vi va, mandatemi copia delle certificazioni che sto tenendo una mappatura". Come dire altre città, altri ospedali. "Ho presentato un’interrogazione al ministro della Salute e al ministro dell’Interno perché facciano approfondimenti", ha anticipato Maurizio Gasparri, senatore di FI. "Dalle toghe rosse ai camici rossi. Ci auguriamo che la magistratura vada fino in fondo", ha auspicato il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami.
Certificati anti Cpr. Nel mirino dei pm altri ospedali regionali
A Ravenna medici indagati per falso ideologico. L’obiettivo era evitare ai migranti di essere espulsi.













