Basta minacce e censure, è ora di parlarsi, dice adesso una lettera inviata dalla rete Dichiariamo a tutti i centri antiviolenza e alle Case delle donne. Eh sì, parliamone, perché anche a Pisa, la Casa della donna — da trent’anni luogo di confronto politico, con la biblioteca di genere più grande della Toscana e un centro antiviolenza efficientissimo — ha dato il suo contributo al film del Facciamoci del male. Come? Cancellando l’annuale Festival delle lettrici dopo che alcune hanno contestato la presenza della giornalista e formatrice Monica Lanfranco. Mica la prima volta.

A Bologna, per stare su eventi recenti, Non Una di Meno ha fatto saltare l’incontro sul libro Donna si nasce (e qualche volta lo si diventa) di Adriana Cavarero e Olivia Guaraldo, teoriche della differenza sessuale, dunque critiche su pensiero queer e transfemminismo. Lo sfondo in effetti è sempre lo stesso. Dice Monica Lanfranco, l’ultima vittima di questi scontri sempre più frequenti: «Sono critica verso il multiculturalismo, il velo e la Gestazione per altri. E penso che la prostituzione non sia un lavoro. Però non ci sono state spiegazioni, hanno solo detto “lei non passa”». Nella lettera di Dichiariamo si parla di presentazioni annullate all’ultimo minuto, lezioni universitarie boicottate, sale concesse per dibattiti revocate il giorno prima, talvolta dopo mailbombing o velate minacce via mail alle organizzatrici; si auspica dunque un momento chiarificatore, mentre la presidente dell’associazione pisana, Ketty De Pasquale, prova a mettere in pausa il brutto film: «Il Festival è solo rinviato e vedrete che Lanfranco ci sarà».