Scenari

Era leader in Cina, ora negozia il destino delle sue fabbriche: il contrappasso industriale della Germania

I tedeschi si preoccupano di Pechino, che vorrebbe prendersi alcuni stabilimenti simbolo del modello industriale renano. È il beffardo contrappasso per aver esportato conoscenze e tecnologie

La Bild, quotidiano popolare per eccellenza, chiede ai propri lettori – dopo che la BYD ha manifestato interesse per la fabbrica Volkswagen di Dresda – se debbano essere proprio «i comunisti cinesi» a salvare le Case nazionali (vedere in basso la titolazione dell'articolo). È una formula costruita per colpire due nervi scoperti della Germania contemporanea: da un lato l'ascesa di un'Asia non più confinata al ruolo di officina del mondo, ma ormai capace di contendere all'Europa il primato industriale; dall'altro il declino di una manifattura che arretra proprio nei territori simbolici della propria grandezza storica. Eppure, al netto del riflesso populista, quella domanda contiene una verità difficilmente contestabile: dopo trent'anni di integrazione con Pechino celebrata come paradigma di globalizzazione virtuosa, il capitalismo renano si ritrova nella posizione paradossale di dover negoziare con la Cina il destino di luoghi che più di ogni altro avevano incarnato la potenza industriale della Germania del dopoguerra.