In Germania anche le piccole e medie imprese soffrono la concorrenza della Cina. Ora licenziano i dipendenti e spostano la produzione all’estero per restare sul mercato

Per decenni migliaia di aziende manifatturiere di nicchia ma affermate in tutto il mondo hanno formato la spina dorsale dell’economia tedesca, facendo affidamento su un vantaggio apparentemente inespugnabile: una qualità senza eguali. Ora quel vantaggio si sta riducendo. Il cosiddetto Mittelstand – un ampio segmento di aziende manifatturiere di medie dimensioni specializzate soprattutto in macchinari e semilavorati e fortemente dipendenti dalle esportazioni – è minacciato dalla Cina, che sta colmando il divario in termini di qualità e offre prodotti che costano anche la metà.

Tra le aziende tedesche si diffonde il panico: i licenziamenti aumentano nei centri urbani grandi e piccoli, dove nessuno ricorda una recessione. Potrebbe essere un punto di svolta anche politico per un paese la cui ricchezza è stata in larga parte creata dal Mittelstand. Per la prima volta da decenni la Germania importa dalla Cina più macchine e attrezzature avanzate di quante ne esporti lì. I produttori restano sulla difensiva, anche in patria. Molte aziende mettono i lavoratori in cassa integrazione, licenziano e trasferiscono la produzione all’estero, Cina compresa. Patric Burkhart, direttore generale dell’Aura, un’azienda di macchinari con 115 dipendenti e un fatturato annuale di quasi trenta milioni di euro, spiega che la concorrenza cinese in soli sei mesi ha prosciugato gli ordini.