Negli ultimi anni la Germania ha perso una parte della forza che l’aveva resa per molto tempo “la locomotiva d’Europa”, cioè il paese capace di trainare l’economia europea. Secondo le ultime previsioni della Commissione europea, dopo due anni di recessione e una crescita quasi nulla nel 2025, il PIL tedesco aumenterà poco anche nei prossimi anni: 0,6 per cento nel 2026 e 0,9 per cento nel 2027. A prima vista sembra una notizia pessima per l’Italia, che alla Germania vende ogni anno prodotti per diversi miliardi di euro: in parte lo è, ma non del tutto, perché per molte imprese italiane la crisi tedesca si sta rivelando un’occasione.
Quella della Germania è soprattutto una crisi del sistema produttivo e lo si capisce guardando il dato della produzione industriale: negli ultimi quattro anni è scesa costantemente, con un calo che nel 2024 è stato addirittura del 4,5 per cento.
Nell’industria tedesca a soffrire sono i settori che per anni hanno definito la forza di quell’economia, e sono quasi il suo stesso scheletro produttivo: auto, meccanica, chimica, prodotti in metallo e apparecchiature elettriche.
Il calo della domanda internazionale in questi ambiti ha comportato una perdita inedita di posti di lavoro: dalla fine del 2019 l’industria ha perso circa 341.500 occupati, più del 6 per cento del totale. Il settore più colpito è quello dell’auto, chiamato automotive. Secondo la società di consulenza EY, soltanto questo comparto ha dovuto licenziare circa 125.800 addetti, di cui 32mila nell’ultimo anno. A dicembre, per la prima volta nella sua storia, la Volkswagen ha sospeso la produzione in uno dei suoi impianti, quello di Dresda, uno dei più importanti dell’azienda.







