"La nostra è stata una decisione condivisa e difficile da prendere. Sapevamo a cosa saremmo andati incontro. È un terreno minato. Dal coro pressoché unanime di critiche piovuteci addosso deduco che non siamo stati capaci di far comprendere i nostri argomenti". Parla Gennaro Carillo, direttore artistico insieme a Paolo Di Paolo del festival Salerno Letteratura che aveva affidato l’apertura della kermesse a Erri De Luca, per poi cambiare idea dopo le dichiarazioni dell’autore di Montedidio sul sionismo e sul rifiuto della parola genocidio associata alla guerra di Gaza.
"Si trattava – prosegue - di un cambio di sezione, con un invito che veniva rinnovato comunque. Le dico una cosa. Andrea Minuz, che ha scritto un libro molto bello sull'egemonia culturale per la Silvio Berlusconi Editore, ha sottoscritto in toto le dichiarazioni di De Luca. Inutile aggiungere che Minuz sarà regolarmente a Salerno e discuteremo insieme. Mi lasci dire che tutte le critiche sono legittime. In particolare quelle rivolte a noi direttori artistici. Ci sta. Fa parte del gioco e della sua durezza. Qualcuna è stata greve, espressa in uno stile degno del "Selvaggio" di Berto Ricci, ma va bene così. È un segno dei tempi anche questo. Quello che è decisamente inaccettabile, sul piano politico-culturale, è l'attacco diretto al festival, la messa in discussione della sua stessa sopravvivenza. Come se non si aspettasse altro che un passo falso. Forse questa è la vera censura".











