La flessibilità concessa all’Italia dall’Unione europea viene salutata come «un successo» dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il tono è sollevato perché, in una fase difficile per il governo, alle prese con margini di spesa risicati, «permetterà di avere maggiore capacità di manovra sulla crisi dei prezzi dei prodotti energetici causata dal blocco di Hormuz». Insomma, è una boccata d’ossigeno. 14 miliardi, da spendere in due o tre anni, per investimenti sulle energie rinnovabili, che la Commissione – sottolinea Tajani – «conferma essere un obiettivo strategico di tutti gli Stati membri». E in questo modo, aggiunge, «liberiamo altre risorse che potremo dirottare su spese urgenti per tagliare le bollette a imprese e famiglie».
Eppure, l’impressione è che buona parte dell’impegno profuso sia nel tappare nuove falle che continuano ad aprirsi.
«Infatti la vera soluzione a questa crisi è trovare una tregua e poi un accordo politico fra Usa e Iran che permetta di liberare definitivamente il passaggio a Hormuz. Il blocco e la mancanza di sicurezza stanno limitando anche la possibilità di distribuire nel mondo i fertilizzanti che vengono prodotti nel Golfo: i problemi in regioni come i paesi africani saranno drammatici se non agiamo il prima possibile».















