Il forum economico di San Pietroburgo è la risposta russa a quello di Davos, in Svizzera. Si tratta di una creazione di Vladimir Putin, un palcoscenico dove in passato il presidente russo invitava i vertici della politica e dell’economia occidentale. Ma il 3 giugno, in occasione dell’apertura del forum, l’Ucraina ha rovinato la festa: un drone si è schiantato su una raffineria della città provocando un incendio. Un’immensa colonna di fumo nero si è alzata nel cielo, simbolo dell’arrivo della guerra nel feudo di Putin, a mille chilometri dal territorio ucraino.
Volodymyr Zelenskyj ha rivendicato l’attacco, insieme ad altre operazioni contro diverse strutture industriali in Russia e nella Crimea occupata. È stato un modo per rispondere agli attacchi brutali con missili e droni lanciati il giorno prima dalle forze russe contro le città ucraine, che hanno causato 22 morti. L’Ucraina incassa colpi duri, ma è anche capace di reagire.
Le difficoltà della difesa aerea russa nel bloccare le incursioni dei droni ucraini non sono l’unica minaccia del momento, al punto che oggi è lecito sollevare un interrogativo: Putin sta perdendo la guerra?
Prima di tutto è giusto sottolineare che il semplice fatto di porsi questa domanda è il segno di un ribaltamento della situazione. Un anno fa parlavamo del possibile crollo dell’esercito ucraino a causa dell’avanzata russa, mentre al momento i russi hanno smesso di guadagnare terreno e in alcune aree sono stati addirittura costretti ad arretrare.










