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Caro Direttore, se potessi rivolgere un messaggio diretto al presidente Claudio Lotito, gli direi una cosa sola: mai come in questo momento il popolo laziale si sente prigioniero della propria società. E lo slogan «libera la Lazio» è azzeccatissimo, perché racconta esattamente quello che proviamo. Siamo prigionieri dell'impossibilità di sognare, di quella sensazione che in passato ci era stata regalata e che, lo riconosco, anche questa stessa proprietà ci aveva fatto vivere. Oggi manca proprio l'illusione di poter fare qualcosa di grande. Manca persino il piccolo brivido di accogliere un campione e dire, magari ingenuamente, «quest'anno non ce ne sarà per nessuno». Anche se poi quel campione si rivela inconcludente, anche se non rispetta le aspettative, almeno per qualche settimana torna a circolare quell'aria buona, quella che fa la differenza tra una squadra di calcio e un'azienda qualunque.

Stadio senza tifosi, Lotito come Nerone? Se il mondo Lazio brucia

Io ho cominciato ad andare allo stadio nel 1981 e ho vissuto diverse Serie B. Sapevamo accontentarci di una promozione o di un campionato dignitoso in Serie A. Ma già con Calleri presidente e poi a maggior ragione dopo il 2000, dopo l'era Cragnotti, lo scenario è cambiato. Il popolo laziale ha alzato l'asticella, e va detto che con Lotito sono arrivate tante soddisfazioni e tanti trofei. Non lo dimentico, anzi. Il problema è che oggi non possiamo più accontentarci di navigare a metà classifica o di rincorrere un'Europa qualunque all'ultima giornata, magari per il rotto della cuffia. Vogliamo poter sognare, semplicemente. Vogliamo arrivare a fine anno e poter dire "grazie presidente, hai fatto la tua parte, se le cose non sono andate è stata colpa dell'allenatore o dei giocatori". Invece oggi quella possibilità non esiste più, perché nessuno può davvero sognare con i nomi che abbiamo visto arrivare in questi anni. È in questo scollamento, fra le aspettative dei tifosi e una gestione che sembra incurante della loro esigenza di sognare, che si è consumato il vero strappo. E ciò che fa più male è non vedere alcun ascolto da parte della società. Sembra quasi, e sicuramente sarà soltanto una percezione, che certi acquisti non si facciano per dispetto, per voglia di tenere la piazza al suo posto.