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Giampaolo Chavan

La malattia del sangue non riconosciuta dal medico di base nonostante il test nel 2016. Poi il peggioramento e la scoperta in ospedale l'anno successivo. Accordo tra il paziente di 72 anni e l'Usl di Belluno

Nel 2016, il medico di famiglia non si è accorto che il suo paziente, oggi settantaduenne, era affetto dal mieloma (tumore del sangue) accompagnato da insufficienza renale e anemia severa nonostante alcuni valori sospetti emersi dai test. A diagnosticare la malattia, sono stati i medici dell’ospedale San Martino di Belluno ad un anno di distanza dall’appalesarsi della patologia. Ed era troppo tardi: il danno al rene si era aggravato in modo tale che il paziente deve continuare a sottoporsi a cure a distanza di dieci anni dal sorgere della malattia.Un corto circuito nel sistema sanitario bellunese che è costato caro alle casse dell’Ulss delle Dolomiti, costretta a scucire 500mila euro a favore del paziente per risarcirgli i danni provocati dal «ritardo diagnostico». Il ristoro è arrivato dopo l’accordo stragiudiziale, raggiunto tra i legali del gruppo Giesse, una società impegnata a far ottenere il ristoro dei danni ai propri clienti nei casi di malasanità, e i colleghi dell’Ulss delle Dolomiti.