di
Andrea Galli
Nei Comuni dove cresce Futuro Nazionale i sindaci denunciano isolamento e desertificazione, mentre cresce la rabbia contro gli stranieri (ma senza di loro molti piccoli paesi sarebbero scomparsi)
Pedalano o s’incamminano incuranti delle distanze, che da queste parti abbondano, salite e discese chilometriche fra stretti tornanti ai lembi delle campagne. Indossano pettorine gialle fosforescenti così magari li vedono senza investirli quando finiscono il turno col buio fuori e rincasano mezzi addormentati per la stanchezza. Egiziani, marocchini, romeni, cingalesi, indiani, senegalesi. Residenti e lavoratori.
Lo scrittore Mario Soldati, torinese di nascita, grande viaggiatore, amava il Pavese e specie l’Oltrepò, ci veniva spesso, lo definiva «una provincia autentica, legata alla terra». Bellezza e fragilità. L’avvocato Giuseppe Guzzetti fu il primo, negli anni Ottanta, quand’era presidente della Regione Lombardia, a invitare a stare attenti, molto attenti, «l’Oltrepò è un territorio marginalizzato che necessita di politiche dedicate». L’Oltrepò non ha registrato cambiamenti significativi, tanto che oggi si parla, e lo fanno per primi gli stessi sindaci dei paesi spopolati, di «desertificazione». Ad esempio, Paolo Donato Bertarelli che governa Menconico, ripete e ripete inascoltato: «Qui la montagna rischia di sparire».








