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C’è un protagonista di cui nessuno parla apertamente, ma che continua ad aggirarsi nei corridoi della politica come un fantasma. Non ha un volto, non tiene comizi, non compare nei sondaggi: è l’entità mascherata, l’effetto perverso che annulla il risultato. Molti lo temono, qualcuno lo invoca, altri lo tengono in considerazione, come variabile possibile: se ci facesse comodo. È il pareggio. Come il dodicesimo uomo in campo, la "mano de Dios" che si materializza allo scadere dei tempi regolamentari. O come il jolly nascosto in fondo al mazzo, l’elemento scatenante in grado di cambiare il corso della partita. Alle prossime elezioni politiche potrebbe assumere la forma di una semplice lettera: la X. Quella prodotta dal Rosatellum, la legge elettorale approvata nel 2017 per minimizzare l’allora prevedibile crollo del Pd sotto la guida di Matteo Renzi. Un risultato che per due volte (nel 2018 e nel 2022) non si è realizzato per puro caso: troppo grande la distanza tra le due coalizioni. L’ipotesi di un Parlamento senza vincitori certi è tornata a circolare sottovoce con insistenza. Una prospettiva che, per alcuni, avrebbe il pregio di colpire due bersagli contemporaneamente: indebolire Giorgia Meloni e mandare fuori strada Elly Schlein. Due piccioni con una fava.