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Ormai lo sapete: chi legge Il Tempo sta almeno un giro avanti. Luigi Bisignani, ed è solo l’ultimo esempio in ordine di tempo, vi ha raccontato con due settimane di anticipo ciò che sarebbe successo al vertice della comunicazione vaticana. Torniamo a un’altra previsione del nostro giornale: da marzo vi stiamo parlando di un «partito del pareggio», o se volete di un «partito della palude», che punta a un’ipotesi semitecnica nel 2027. Dopo l’esito del referendum, a onor del vero, la sinistra si era ringalluzzita, e pensava – alle politiche dell’anno prossimo – di poter addirittura prendersi tutta la posta in palio: e dunque l’ipotesi del «pari e patta» era stata momentaneamente archiviata. In quella prospettiva – pensavano i compagni più ottimisti o più illusi – tutta la partita sarebbe stata tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. Ora però i sondaggi e un salutare bagno di realtà hanno rimesso le cose in termini meno entusiasmanti per la sinistra. Da quelle parti, quindi, se non si potrà vincere, sono tornati all’ordine idee quantomeno di «non perdere». E dunque sperano in un risultato confuso, in una situazione parlamentare che non veda un successo chiaro e inequivoco.






