Ciclostile In strada ci si va malvolentieri, e in una popolazione edonista come quella dello Stivale questo è un problema da non sottovalutare
Ho l’impressione che non usciremo mai dai nostri problemi di circolazione stradale, con il loro portato doloroso di vittime e danni, senza prendere atto di un dato fondamentale: spostarsi in Italia, con mezzo personale e anche con mezzo collettivo, pone soprattutto in città più problemi che soluzioni. In sostanza in strada ci si va malvolentieri, e in una popolazione edonista come quella dello Stivale questo è un problema da non sottovalutare.
Non c’è codice stradale che tenga, anche se stabilire regole di base è fondamentale: in realtà ogni istante che passiamo in trasferimento in ambito urbano è frustrante. Uno dei grandi successi della scoperta del lavoro da remoto, la pepita che abbiamo trovato nella fanghiglia del Covid, è stato proprio questo: la libertà di non essere costretti a sposarsi, la realizzazione che uscire di casa per dovere e non per scelta personale sia alla base di una frustrazione che non coinvolge il proprio ambito d’attività ma che a quella frustrazione dia corpo e anima. La riveli, per così dire.
I comportamenti stradali dissennati, e con crescente frequenza dannosi, sono sotto gli occhi di chiunque non sia afflitto da rimozione. Per forza di cose questo malanimo si riversa sull’altro da sé ed ecco fatto il patatrac. In sostanza penso che, quando siamo in strada, nella migliore delle ipotesi ci sopportiamo, nella peggiore ci vorremmo scannare. In un paese sostanzialmente pacifico come il nostro questo è insensato e anche disgustoso soprattutto in quella che recentemente ho definito l’era della confusione, in cui ci sarebbe un bisogno fisiologico di rasserenamento e lucidità.








