Una lettrice scrive«Segnalo la situazione ormai insostenibile della tangenziale di Torino, in particolare per chi entra dal tratto di Falchera. Ogni mattina, e molto spesso anche la sera, percorrere un tragitto che dovrebbe richiedere circa 20 minuti significa impiegarne mediamente 45, quando non addirittura un'ora. Non si tratta più di un disagio occasionale, ma di una condizione quotidiana che sta avendo un impatto devastante sulla vita delle persone. Chi utilizza la tangenziale ha responsabilità lavorative e familiari, ma ormai è costretto a organizzare la propria vita in funzione del traffico, vivendo di fatto in macchina. In una città che non ha investito adeguatamente in una rete di trasporto pubblico estesa ed efficiente, l'auto resta per moltissimi cittadini l'unico mezzo per raggiungere aziende e luoghi di lavoro. Per questo motivo Regione, Provincia, Comune e società concessionaria dovrebbero garantire un servizio adeguato al volume di traffico reale che interessa quotidianamente la tangenziale. A maggior ragione considerando che, diversamente da altre città italiane, questo tratto è anche a pagamento per chi entra da Falchera. Ogni giorno si verificano incidenti, rallentamenti e situazioni di pericolo. È inaccettabile continuare a ignorare una situazione che mette a rischio la sicurezza delle persone oltre a comprometterne qualità della vita, salute e lavoro. Si chiede pertanto un intervento concreto e urgente».G.M. * Tutte le lettere di Specchio dei tempi Un lettore scrive«Non capisco perché il signor sindaco di Torino non si sia interfacciato con Gtt per vietare il trasporto dei monopattini privati a bordo dei mezzi pubblici. Non solo noi che siamo sui mezzi rischiamo di continuo di farci male perché gli autisti devono schivare i monopattini che fanno manovre pericolosissime (e vale anche per le biciclette) ma dobbiamo anche subire la presenza di questi veicoli che ora sono di fatto legalmente dei ciclomotori anche a bordo, perché gran parte dei proprietari, li carica senza volerli nemmeno richiudere. Questo forse per sfuggire ai controlli dato che questi aggeggi sono per in gran parte ancora privi di targa».Roberto Lo Russo Un lettore scrive«Da qualche anno, almeno un paio, le condizioni del Giardino Grosa sono a dir poco disastrose: prato ridotto a una distesa di erbacce di ogni tipo, piante morte e ormai secche, arbusti che tentano disperatamente di sopravvivere nonostante l'incuria totale e i rifiuti accumulati ai loro piedi. Le aree giochi sono praticamente scomparse, i giochi rotti portati via e mai rimpiazzati; oggi restano due aree polverose con due scivoli tristi e qualche panchina sporca. Il giardino si estende lungo corso Vittorio Emanuele, tra il Tribunale e il grattacielo. Nessuno può rimediare?".C.B. * * DONA IL TUO 5XMILLE - C.F. 97507260012specchiotempi@lastampa.itwww.specchiodeitempi.orgInfo: 011.6568376