Gli studenti italiani non sono ancora tornati ai livelli di apprendimento che mostravano prima della pandemia di Covid-19, la frattura nel grado di istruzione tra Nord e Sud è sempre più profonda – tanto che quasi un alunno su due (46%) al Meridione non raggiunge le competenze di base – e il successo formativo dei giovani in età da scuola dell’obbligo è ancora legato a doppio filo al contesto socioeconomico di partenza.
In numeri: gli studenti nati in povertà hanno una probabilità tre volte superiore di ottenere risultati insufficienti a scuola rispetto ai coetanei più avvantaggiati.
A denunciare le «criticità strutturali» della scuola italiana è la Commissione europea, che nelle sue raccomandazioni semestrali al nostro Paese, pubblicate stamani, traccia anche la strada per ottenere «un miglioramento per il sistema scolastico e universitario».
La prima causa delle fragilità «sistematiche», secondo l’Unione europea, è da rintracciare nella diminuzione della spesa pubblica nell’istruzione, in termini di quota sul totale, rispetto al 2019.
La conseguenza è che quasi un docente su quattro in Italia è ancora precario: in totale, secondo le ultime rilevazioni del ministero dell’Istruzione, sono oltre 180mila gli insegnanti da stabilizzare e 300mila è il numero complessivo degli aspiranti inclusi nelle varie graduatorie.









