I rilievi di BruxellesTroppi abbandoni e ritardi negli studi dietro la penuria di giovani con titolo terziariodi Eugenio Bruno5 giugno 2026Il country report della Commissione europea sull’Italia include anche un corposo capitolo sull’istruzione. Che parte da un fenomeno noto - la cronica penuria di laureati nella fascia 25-34 anni (con l’Italia al 31,1% nel 2025 che ci vale il penultimo posto nell’Ue dove la media è invece del 44,8%) - per darne un’interpretazione originale. Ponendo l’accento sui troppi studenti (o da troppo tempo) fuori corso. Addirittura il 43,8% secondo l’ultimo dato disponibile (aggiornato al 2023).«Alti tassi di abbandono scolastico»Dietro la scarsità dei giovani in possesso di una laurea l’esecutivo comunitario vede i «lunghi tempi di conseguimento del diploma», gli «alti tassi di abbandono scolastico» (e universitario, aggiungiamo noi), un «basso ritorno sull’istruzione» e uno «squilibrio tra domanda e offerta di competenze, che hanno importanti implicazioni sull’occupazione e sulla produttività giovanile». A proposito del 43,8% di universitari che non hanno completato gli studi nei tempi considerati, più altri tre anni, il documento sottolinea come la media Ue sia al 32,5 per cento. Con un delta di oltre dieci punti, quindi, che può essere spiegato fino a un certo punto con gli alti tassi di abbandono universitario ancora a due cifre riportati di recente anche dal rapporto Anvur sulla formazione superiore.Per Bruxelles il sistema di istruzione terziaria italiana soffre anche di altri mali. Con tanto di elenco: gli abbandoni «relativamente elevati», il tasso di occupazione più basso tra i neolaureati (77,8% contro l’86,7% dell’Ue, nel 2024), una scarsa correlazione tra titolo e impiego con il 40% che ha svolto lavori non correlati ai propri studi, il corpo docente più vecchio dell’Unione europea, associato a metodi di insegnamento, programmi di studio e uso della tecnologia meno innovativi.Il contributo del PnrrUn contributo a invertire la rotta è atteso dal Pnrr che, secondo la Commissione, «ha consentito all’Italia di adottato alcune misure per affrontare queste sfide». Una volta pienamente implementata, la riforma dei corsi di laurea universitaria consentirà una maggiore personalizzazione del curriculum e un maggiore allineamento con le nuove esigenze di competenze. Ma potrebbe non bastare. Ecco spiegato l’invito al governo italiano a riformare il sistema universitario «per eliminare disincentivi quali la ripetizione gratuita degli esami, l’assenza di crediti minimi annuali obbligatori e l’assenza di requisiti di frequenza alle lezioni». Misure che - secondo gli estensori del report - potrebbero contribuire «a ridurre il tasso di abbandono e i ritardi nella laurea».Un accenno, infine, va anche al tema delle risorse che nel nostro Paese sono notoriamente limitate quando si parla di education, come riportano tutti gli ultimi rapporti internazionali. Per l’esecutivo Ue sarebbe «fondamentale» collegare i criteri di finanziamento universitario dell’Anvur alle «valutazioni dei corsi degli studenti e ai tassi di completamento». E qui un aiuto potrebbe arrivare dai test sulle competenze in uscita (i Teco) che sono stati avviati in via sperimentale negli anni scorsi e che tocca ora ai nuovi vertici dell’Agenzia rendere strutturali.