“Sono riuscito a giocare tre set e due ore e mezza senza dolore, quindi posso solo essere orgoglioso del lavoro e dei progressi che io e la mia squadra stiamo facendo”. Dieci settimane fa Matteo Arnaldi parlava così su Instagram dopo la sconfitta con Shevchenko al primo turno dell’Atp Miami, il 20 marzo. Festeggiava un traguardo che sembrava piccolo: tornare a stare in campo senza soffrire dopo un lungo infortunio. Nel 2025, è stato fermo per un mese e mezzo in estate a causa di un infortunio al piede destro: frattura del sesamoide mediale. Faticava a camminare, figuriamoci giocare ai massimi livelli.
Oggi rileggere quella frase fa quasi ridere. Perché il tennista ligure è entrato nella storia del Roland Garros e degli Slam: nessuno, da quando esistono le rilevazioni ufficiali, era mai arrivato ai quarti di finale dopo aver trascorso così tanto tempo in campo. Diciassette ore e quarantadue minuti di battaglie, rimonte e maratone sulla terra rossa di Parigi. “È dura non posso mentire, ma ci sto arrivando. Questi ultimi 6 mesi sono stati i più duri della mia carriera, non poter giocare e vedere crollare la mia classifica non è stato facile, ma ieri anche se non ho ottenuto la vittoria, è stato un grandissimo passo avanti. Non sono ancora al mio meglio ma arrivo presto“, scriveva.











