di Carlo Galatimercoledì 3 giugno 20263' di letturaMatteo Arnaldi ha trasformato il suo Roland Garros in un piccolo romanzo di resistenza applicata alla scienza tennistica. Per arrivare ai quarti ha passato in campo 17 ore e 42 minuti in quattro partite. L’ultima battaglia, vinta con Frances Tiafoe in 5 ore e 26 minuti, ha raccontato meglio di ogni statistica la sua capacità di restare dentro la fatica. Ne abbiamo parlato con Fabio Colangelo, il suo allenatore, prima del derby con Matteo Berrettini (alle 20.15) che vale la semifinale al Roland Garros.Fabio, partiamo dalla notte con Tiafoe: qual è stata la prima cosa che ha pensato quando Arnaldi ha chiuso la partita?

«Che non c’era un aggettivo capace di descrivere quanto fosse stato bravo. Straordinario, fantastico: per quello che aveva fatto erano parole un po’ troppo piccole, onestamente».

C’è stato un momento in cui ha pensato che non si potesse più riprendere?

«Sì, certo. La speranza c’era, perché Matteo è un grandissimo lottatore e in qualche modo sai che può provare a girarla. Però Tiafoe stava giocando un tennis di altissimo livello e Matteo era visibilmente stanco, visto quello che ha passato negli ultimi mesi. L’insieme delle due cose non era ben augurante. Anche il punteggio dice che siamo stati piuttosto vicini a perdere».