Un’Italia di anziani in molti casi benestanti e istruiti. E di giovani che avvertono l’incertezza del loro futuro e sempre più spesso vanno via, anche se malvolentieri, in cerca di migliori condizioni di lavoro e di vita. È la fotografia dell’Italia contemporanea, composta secondo una serie di dati demografici e finanziari. E rivela un Paese che mentre celebra, giustamente, gli 80 anni di vita della Repubblica e le sue conquiste in termini di democrazia, sviluppo, benessere (tutte condizioni di cui essere fieri, apprezzando i valori e i contenuti di un “patriottismo dolce” di cui ho parlato nel blog della scorsa settimana), non può non occuparsi delle nuvole che si intravvedono all’orizzonte in termini sociali ed economici.

Cominciamo con la crescente disparità di ricchezza tra generazioni, soprattutto in termini di proprietà immobiliari e risparmio investito in asset finanziari. Bankitalia guarda con allarme “all’aumento del gap tra generazioni” rilevando, nella relazione del Governatore Panetta, che tra il 1991 e il 2022 la quota della ricchezza in mano alle famiglie più anziane ha raggiunto il 32%, mentre quella delle famiglie più giovani è scesa al 4%, con effetti rilevanti sul piano economico e della distribuzione delle risorse.