Nel 1946 in Italia si svolse il referendum istituzionale per decidere se l’Italia dovesse restare una monarchia o diventare una repubblica. Il referendum aveva una grande importanza politica e un alto valore simbolico perché era il primo atto della riconquistata democrazia: per volontà delle forze antifasciste il popolo era chiamato a scegliere la forma dello Stato. Per la prima volta la decisione della forma di Stato non era imposta dall’alto, da una dinastia o da una volontà politica esterna, ma proveniva dal basso, da un voto diretto e democratico a suffragio universale. Il popolo, inconsapevole e smarrito, veniva chiamato a pronunciarsi non solo sul futuro, ma sul senso stesso del proprio passato. La consultazione era inoltre la prima che si svolgeva con il suffragio universale reale: per la prima volta nella storia del Paese anche le donne potevano votare. La decisione, che realizzava una richiesta storica dei movimenti di emancipazione delle donne, era stata approvata anche dalle forze più conservatrici e monarchiche, che consideravano le donne più tradizionaliste degli uomini e speravano nel loro sostegno per la conservazione della monarchia.

Queste supposizioni furono smentite dai fatti: il 2 giugno il popolo italiano si recò a votare in massa (l’89,7%) e scelse la repubblica con una maggioranza di oltre 2 milioni di voti, pari al 54,3% del totale. Lo scarto era significativo (12 718 641 di voti contro 10 718 502) e non lasciava ombra di dubbi sulla volontà della maggioranza, ma la distribuzione geografica dei voti confermava l’esistenza di marcate differenze poiché la scelta repubblicana fu nettamente prevalente al Nord e al Centro, mentre al Sud prevalse quella monarchica. Nei giorni successivi i Savoia lasciarono il Paese, ritirandosi in Portogallo. Il 18 giugno venne formalmente proclamata la Repubblica e il 28 giugno l’Assemblea costituente elesse il giurista liberale e antifascista Enrico De Nicola capo provvisorio dello Stato: per l’Italia si apriva una nuova fase. La scheda del referendum