Tredici mozziconi di sigaretta schiacciati sul fondo del posacenere, dodici appartenenti alla stessa marca e uno di tipo diverso. È qui che si gioca la partita più importante delle indagini sull'omicidio di Nicola Scarascia. In quel piccolo contenitore, infatti, gli inquirenti cercano le risposte definitive per comprendere cosa sia successo all'autotrasportatore lucano emigrato in Germania e ritornato a casa all'inizio dello scorso maggio per aiutare una parente in alcuni lavori edili.
L'uomo, scomparso l’8 maggio nei pressi della sua abitazione nel quartiere Santa Sofia di Scanzano Jonico, fu poi ritrovato senza vita quattro giorni dopo tra i canneti del canale Fosso Valle, probabilmente - secondo quanto si evince dall'autopsia - ucciso per soffocamento.
Il contenuto del posacenere, repertato all'interno della vettura dell'unico indagato per l'omicidio, è stato affidato dalla Procura di Matera ai carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche (Ris) di Roma ai quali spetta ora il compito di eseguire accertamenti tecnici irripetibili nei laboratori della Capitale. Gli esami di genetica forense dovranno stabilire a chi appartengano le tracce biologiche sui singoli mozziconi, soprattutto su quel singolo residuo di sigaretta diverso da tutte le altre: l'obiettivo degli inquirenti è accertare se su uno di essi vi sia il profilo genetico di Scarascia. Un'analisi cruciale, che servirà a stabilire con certezza scientifica se la vittima sia salita a bordo di quell'auto prima di morire.








