Si può chiudere una stagione di Champions League senza perdere una partita, ma senza nemmeno alzare la coppa? Sì, se ti chiami Arsenal. Perché i Gunners sono riusciti a chiudere la competizione da imbattuti, senza però conquistare il trofeo che è andato al Psg. La finale di Budapest si è chiusa ai rigori, motivo per cui a livello statistico viene inquadrata come pareggio, eppure i londinesi si sono ancora una volta arresi a un passo dal traguardo. Un qualcosa successo tantissime volte negli ultimi anni, e che il recente trionfo in Premier League sembrava aver cancellato.
«Second again», hanno cantato più volte tra marzo e aprile i tifosi rivali dell’Arsenal. Ossia «ancora secondi», a irridere il crollo verticale che – per qualche giornata – aveva fatto illudere il Manchester City di poter effettuare una clamorosa rimonta e aggiudicarsi il titolo. Addirittura, la squadra di Pep Guardiola era riuscita a effettuare l’aggancio (partendo da -9 poche settimane prima), salvo poi arrendersi dopo i pareggi in casa di Everton e Bournemouth. Invece, alla fine, l’Arsenal quella Premier League che mancava dal 2003-2004 (la stagione degli Invincibles, ossia la squadra che chiuse il campionato da imbattuta) è riuscita a vincerla dopo tre secondi posti consecutivi. Ma non è bastato per cancellare del tutto la maledizione, perché poi è arrivata Budapest. Gabriel Magalhães sbaglia il rigore decisivo nella finale di Champions League, Psg-Arsenal (foto Ansa)











