«Noi ve l’avevamo detto. Non ci avete ascoltati». In estrema sintesi è questa la critica dei presidenti di Pro Natura e Legambiente Cuneo, Domenico Sanino e Bruno Piacenza, che hanno accolto con favore la proposta lanciata domenica dal viceministro dei Trasporti, Edoardo Rixi, di destinare la nuova galleria per i veicoli, rinunciare al rifacimento della seconda canna e destinarla alle biciclette, oltre che come uscita di emergenza. Svolta ecologista per il braccio destro di Salvini, che solo un mese e mezzo prima dell’apertura del Tenda (estate 2025), sull’alesaggio del traforo storico previsto dal progetto originario, aveva garantito: «I soldi non sono un problema, l’Italia li ha già stanziati, i francesi sono disposti a mettere la loro parte (il 42%, ndr). Si potrà fare, senza interrompere il traffico nella prima canna». Il sorprendente dietrofront Ma il sorprendente passo indietro del governo sarebbe dovuto a una questione di soldi. Dopo aver già speso 210 milioni per un solo tunnel, la seconda galleria ne costerebbe altri 140 e rispetto alle risorse disponibili - ha accertato la Corte dei Conti- ne servono ancora 48,3, di cui 9,9 dall’Italia e 38,4 dalla Francia. Porteranno il totale dell’opera a 347,2 milioni, quasi tre volte i 117,5 di lavori a corpo (per due tunnel) assegnati a Grandi Lavori Fincosit di Roma nel 2012. Furono subito guai tra enormi ritardi tra frane, imprevisti, infiltrazioni. Poi l’inchiesta della Procura, il sequestro del cantiere, l’estromissione dell’impresa per «gravi inadempienze». Al subentro di Edilmaco, nel maggio 2019, erano stati scavati 1.500 metri sui 3,2 km. Di qui la proposta di rifare il tunnel, allargarlo di un metro per consentire il doppio senso di marcia, e non ristrutturare quello storico, ma metterlo in sicurezza e destinarlo alla mobilità dolce e al soccorso. A sostenerla, oltre a professionisti e tecnici, Pro Natura e Legambiente con una lettera a Regione, Anas, presidente del Consiglio dei Ministri e Ministero dei Trasporti. Il nodo dei costi «Chiedevamo un progetto diverso - così Sanino e Piacenza -. C’era tutto il tempo per farlo». E riprendono i motivi. Dai costi «molto più contenuti rispetto a quelli previsti per la doppia canna», alla strada della valle Roya «che non può e non potrà essere percorsa da mezzi pesanti oltre le 19 tonnellate» come impone dal 2017 un’ordinanza dei sindaci francesi. E ancora, lo storico tunnel sarebbe servito «per il transito ciclo-pedonale in un’ottica di turismo sostenibile e a scopo museale», per il suo valore mondiale: «È il primo traforo stradale realizzato attraverso le Alpi nel 1882». Nessuna risposta agli appelli, i lavori andarono avanti secondo le disposizioni iniziali, anche dopo la tempesta Alex del 2020. «Così si è arrivati all’apertura a senso alternato. Dopo dodici anni di lavori, si è tornati alla situazione di partenza». La verità del Politecnico Il viceministro Rixi sostiene lo studio del Politecnico di Torino che ammette il doppio senso di marcia. «Se le cose stanno così - concludono Sanino e Piacenza -, ben venga il ripensamento». Ma non stanno così. L’ingegnere Giuseppe Ferro, firmatario del documento, ha ribadito che secondo le norme internazionali, per dimensioni (6,50 metri di larghezza), gli incroci dei veicoli sono possibili «solo in modalità cantiere», cioè «in un periodo transitorio, durante i lavori alla seconda canna. Se non si farà, l’attuale galleria sarà sempre a senso unico». Nell’ipotesi (remota) di una deroga, andrebbe rifatto l’impianto di ventilazione, realizzato per una sola colonna di veicoli. Tra nuovo progetto (da 50-60 milioni) e lavori, servirebbero 15-20 mesi di stop che potrebbero coincidere con la chiusura della Cuneo-Ventimiglia tra 2028 e 2030. Due anni di isolamento totale tra Cuneese, Liguria e Costa Azzurra. Probabile se ne parli al vertice Macron-Meloni di Cannes (25 e 26 giugno) e alla Conferenza intergovernativa (2 luglio a Parigi). Si vedrà se ha cambiato idea anche il ministro dei Trasporti francese, Tabarot, che ha definito il secondo tunnel «indispensabile per la sicurezza degli utenti», richiamando l’accordo internazionale del 2007 da Italia e Francia sul Tenda bis. Dove «bis», significa due gallerie identiche e monodirezionali.