Perché il Pnrr abbia un futuro, ha sottolineato il viceministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Edoardo Rixi, servono visione e volontà chiara e unitaria del Paese, «come quando si fecero le autostrade negli anni ’60 e ’70». Intervenendo ad A&F Live, il talk di Affari&Finanza sulle infrastrutture, Rixi ha fatto l’esempio del Terzo Valico dei Giovi, al quale, ha confessato, aveva dedicato a suo tempo la tesi di laurea: «Non è possibile che opere che dovevano essere inaugurate 15 anni fa riusciremo a realizzarle solo in questi anni con il Pnrr». Il viceministro ha anche rivendicato la mole dei lavori gestiti dal Mit, risorse per 42 miliardi di euro, pari al 22% del Piano. Ma per proseguire su questa strada il Paese deve crederci: «Le infrastrutture non possono esser visione di un partito o di una maggioranza», ha ribadito.

A&F LIVE: Il dossier speciale

«Il Pnrr ci lascia in eredità oltre 100 miliardi di investimenti per ammodernare le nostre reti, e la capacità di usare i fondi pubblici che in passato le amministrazioni non avevano», ha confermato Raffaele Oriani, dean Luiss Business School. Fondamentale anche «l’aver concentrato i tempi di realizzazione degli investimenti - ha aggiunto Aristide Police, docente di diritto amministrativo della Luiss Guido Carli - grazie alla leva dell’obbligo di restituzione dei finanziamenti in caso di mancata realizzazione degli investimenti». Leva da considerare anche per il futuro, per evitare di tornare a un passato in cui «completare una grande opera come un elettrodotto comportava 10-12 anni, di cui soltanto 18 mesi relativi al cantiere», ha rilevato Giuliano Frosini, docente della Luiss Business School.