Con i pezzi di auto rubate tra Taranto, Brindisi e Lecce rigeneravano auto incidentate e, con targhe clonate e documenti falsi, le rivendevano su piattaforme online a prezzi particolarmente vantaggiosi. Una volta rimesse sul mercato, quindi, nel territorio italiano c’erano almeno due auto che circolavano con la stessa targa. Un business da centinaia di migliaia di euro quello portato alla luce dalla Procura di Brindisi con l’inchiesta “Taurus” che ha portato all’esecuzione di sei misure cautelari: in carcere sono finiti Dario Nardelli, 44enne di Latiano, e Santo Ingrosso 54enne anch’egli di Latiano, agli arresti domiciliari il 30enne brindisino Cristian Ciciriello e il 35enne di Nardò Pierluigi Calignano e infine obbligo di firma per Antonio Pennisi, 35 anni di Torino, e Michele Monteleone 32enne anch’egli torinese.
L’accusa per tutti è di aver fatto parte di una vera e propria associazione a delinquere. L’inchiesta condotta dagli investigatori della Polizia Stradale, agli ordini dell’ispettore Leonardo Maiorino e coordinati dai pubblici ministeri Alfredo Manca e Sonia Nuzzo, ruota intorno alla figura di Nardelli, ritenuto promotore del gruppo e legato a gruppi criminali del brindisino, barese e foggiano ma anche di cellule che operavano oltre i confini pugliesi. Il gruppo, quindi, sotto le direttive di Nardelli, per l’accusa pianificava il furto di veicoli a cui veniva nascosto o logorato il numero di telaio e, come detto, applicata una targa clonata insieme con un libretto di circolazione fasullo. A Nardelli, inoltre, spettava il compito di individuare le agenzie di pratiche automobilistiche, sempre diverse, in cui venivano effettuati i passaggi di proprietà per gli ignari acquirenti.












