di
Federica Gabrieli
Il medico ed ex vicesindaco di Padova, classe 1940: «I pazienti sono come i miei figli. Per i casi difficili non c'è metodo standard, uso la fantasia. Da 40 anni ricevo mazzi di asparagi da un uomo che ho salvato»
«Da Padova vado a Lecce, così i pazienti non devono fare mille chilometri». A 86 anni, Ermanno Ancona entra ancora in sala operatoria. Va in Puglia quando serve, per affiancare colleghi più giovani nei casi difficili. È il chirurgo che ha operato casi che altri giudicavano impossibili. Bambino nascosto durante la guerra, ragazzo curioso che attraversava l’Europa in autostop e in Lambretta. Nato a Padova, in una famiglia dove la medicina era quasi un destino: padre chirurgo, madre insegnante. Professore emerito all’Università degli Studi di Padova, direttore della Clinica Chirurgica dell’Università di Padova e direttore regionale veneto per le malattie dell’esofago, è diventato uno dei nomi di riferimento internazionali. Ma quando parla di sé evita i titoli. Preferisce una parola sola: esperienza. E un’altra che ritorna: fantasia.
Dottore, quando è stata l’ultima volta in sala operatoria?«Quindici giorni fa».








