Riccardo Marchetto, torniamo a quel volo. Cos’è successo?«Mancavano circa quaranta minuti all’atterraggio quando il personale di bordo ha richiesto assistenza medica per un passeggero. Io e mia moglie ci siamo alzati immediatamente e abbiamo visto una donna che ci ha subito affidato il figlio di tredici mesi: era cianotico, privo di tono muscolare, con la testa all’indietro e non respirava».Come siete riusciti a soccorrerlo?«I familiari indicavano la gola e, con l’aiuto di un ragazzo italo-marocchino che traduceva, abbiamo iniziato le manovre di disostruzione pediatrica. Poi ci siamo accorti che il bambino era molto caldo: probabilmente si è trattato di una crisi convulsiva febbrile, seguita da una fase di ipoventilazione. Siamo quindi passati alla rianimazione cardiopolmonare. Abbiamo chiesto il kit medico di emergenza presente a bordo dell’aereo, ma ci siamo accorti che la dotazione era incompleta per un intervento pediatrico. Abbiamo quindi praticato la respirazione bocca a bocca, alternandola al massaggio cardiaco».Quanto è durato l’intervento?«Dopo due cicli completi, durati circa cinque minuti, il bambino ha ripreso a respirare e il colorito è tornato normale. Lo abbiamo spogliato per rinfrescarlo, chiesto alcuni panni bagnati e continuato a controllarlo fino all’atterraggio. La madre, inizialmente terrorizzata, si è rasserenata vedendo il figlio reagire. L’equipaggio è stato eccezionale: ci hanno assecondato in tutto».Avete segnalato la carenza del kit sanitario alla compagnia aerea?«Sì, ho inviato diverse mail alla compagnia aerea, di cui preferisco non fare il nome. Sono persino entrato nel loro forum dedicato all’assistenza clienti segnalando il problema, ma ho ricevuto soltanto una risposta automatica generata dall’intelligenza artificiale. Fino a oggi non abbiamo avuto nessun riscontro».Voi due siete una squadra anche nella vita privata. Come vi siete conosciuti?«Lavorando in pronto soccorso ad Arzignano, a fine 2020, in un periodo storicamente molto complesso per la sanità: quello della pandemia. Eravamo solo due colleghi quando ci siamo innamorati, lavorando fianco a fianco. Questo mese festeggeremo il nostro primo anno di matrimonio».È la prima volta che intervenite per un’emergenza, fuori dall’orario lavorativo?«Circa un anno fa, mentre stavamo andando in vacanza, abbiamo assistito a un grave incidente stradale. Siamo stati i primi a intervenire, iniziando a stabilizzare una persona ferita in attesa dei mezzi di soccorso. Fatalità, gli operatori arrivati sul posto erano colleghi che lavorano in provincia, e abbiamo continuato ad aiutarli durante le operazioni».Come vi hanno accolto i colleghi e i responsabili al rientro in ospedale?«Ci hanno ringraziato e fatto i complimenti. Ma noi siamo convinti di aver fatto semplicemente ciò che ci si aspetta da qualsiasi professionista sanitario, in servizio o in ferie. È un intervento che avrebbe fatto chiunque al nostro posto».
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Sposati da un anno, si sono conosciuti lavorando a Vicenza durante il Covid. L'emergenza sull'aereo per il Marocco all'inizio di maggio. Hanno segnalato la carenza con diverse mail: «La compagnia aerea non risponde»











