Smartphone in tasca e occhi ben aperti. Carnate dice sì ai patti digitali, tutto esaurito in biblioteca per l’incontro dedicato alle regole che la comunità vuole condividere per l’uso dei dispositivi da parte dei ragazzi. Titolo, “Tecnologia sì, ma al momento giusto”, la serata promossa dal Consiglio d’istituto e patrocinata dal Comune, che ha segnato il primo passo ufficiale del percorso. Al centro del dibattito, un obiettivo tanto urgente quanto complesso: smontare il mito dei “nativi digitali” per guardare in faccia la realtà e firmare un’alleanza tra famiglie e territorio capace di dettare norme chiare sull’uso di cellulari, tablet e computer. "L’assenza può infatti avere impatti profondi sulle reazioni emotive e sulla concentrazione dei più giovani", hanno spiegato le relatrici.

Ad affrontare il fenomeno sono intervenute tre esperte del settore: Stefania La Rocca, psicologa e ricercatrice della Cattolica, Barbara Bernasco, referente per i temi di bullismo e cyberbullismo dell’istituto comprensivo, e Irene d’Amelio, psicologa e formatrice. Attraverso dati, proiezioni e l’analisi di casi reali hanno mostrato il contrasto tra l’aspettativa di una gestione fluida dei dispositivi e le reali reazioni di dipendenza, isolamento o crisi che spesso si innescano nei bambini e nei ragazzi quando si spegne uno schermo. La seconda parte della serata è entrata nel vivo con la presentazione della proposta concreta dei “Patti Digitali di Comunità per Carnate”. Non si parla di un semplice “divieto”, ma di un cammino per definire tempi e modalità di ricorso a smartphone e tablet adeguati all’età e alle fasi dello sviluppo. L’obiettivo è stringere un’alleanza tra famiglie, scuola e territorio, l’iniziativa ha visto infatti la collaborazione della parrocchia dei Santi Cornelio e Cipriano e dell’Alpha Volley "per condividere regole capaci di favorire relazioni autentiche e vere autonomie nei ragazzi".