Difficile trovare la quadra tra Lombardia e Canton Ticino quando ci sono di mezzo i soldi, in questo caso dei vecchi frontalieri tassati da una parte del confine - quella elvetica - e a rischio di esserlo anche in Italia in materia di sanità. La distanza tra i due Paesi è emersa evidente nell’ultima riunione della Regio Insubrica, l’assemblea che unisce il Ticino alle province di Como, Varese, Lecco, Novara e Verbania, sulla controversa “tassa sulla salute“ destinata ai vecchi frontalieri, con conseguente minaccia svizzera di bloccare i ristorni destinati ai Comuni italiani. La norm, inserita nella legge di bilancio e difesa dal presidente della Regio Insubrica e assessore lombardo Massimo Sertori, prevede da settembre un prelievo del 3% sui redditi dei frontalieri. L’obiettivo di Roma è trattenere queste risorse sul territorio per aumentare gli stipendi di medici e infermieri negli ospedali di confine, contrastando la fuga di personale in Svizzera. "Roma ha votato una legge e siamo tenuti ad applicarla – ha tagliato corto Sertori –. Questo contributo sanitario non ha nulla a che fare con la fiscalità. Faccio fatica a capire le proteste". Opposta la lettura del Consiglio di Stato ticinese. Per il ministro Norman Gobbi, che ha ribadito la posizione già espressa dal presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino Claudio Zali, non è un contributo sanitario, bensì un’imposta sul reddito occulta. Questa misura violerebbe l’accordo fiscale sui frontalieri, che blinda i vecchi sotto l’esclusiva imposizione elvetica. La reazione di Bellinzona è durissima: trattenere e decurtare dai ristorni dei Comuni italiani (una fetta di circa 128 milioni) ogni franco prelevato dall’Italia sulle buste paga dei frontalieri. Parole alle quali potrebbero seguire i fatti come accadde nel 2011, quando fu deciso il blocco del 50% dei fondi per forzare la rinegoziazione dei trattati e ancora nel 2019, quando furono congelati 3,8 milioni di franchi svizzeri (oltre 4 milioni di euro), per i debiti di Campione d’Italia. Tutto ciò nonostante lo stop del Consiglio Federale di Berna, che giudica il prelievo italiano legittimo e avverte che un blocco unilaterale dei ristorni violerebbe i patti internazionali. Del resto la posizione non è unanime neppure in Italia: il Piemonte, che vanta tra 7mila e 8mila frontalieri, ben distante dagli 80mila della Lombardia, non ha intenzione di applicare la tassa sulla salute.