Como – La “tassa sulla salute“ che la Lombardia sembra intenzionata a chiedere per i vecchi frontalieri rischia di far litigare il Canton Ticino e le autorità federali di Berna. Al centro del dibattito c’è il contributo di compartecipazione al Servizio Sanitario Nazionale introdotto dall’Italia, una misura che, secondo una recente perizia giuridica commissionata dal Consiglio di Stato ticinese e firmata dal professor Pascal Hinny, ordinario di diritto tributario presso l’Università di Friburgo, si porrebbe in aperta violazione con il nuovo “Accordo sulla fiscalità“ dei frontalieri siglato tra i due Paesi. Le conclusioni contenute nel parere giuridico vanno in direzione diametralmente opposta rispetto alla posizione ufficiale espressa fino ad ora dal Consiglio federale svizzero.

Le frizioni

Soltanto poche settimane fa, lo scorso 20 maggio, il Governo di Berna aveva infatti preso posizione sostenendo che il provvedimento italiano non costituisse una violazione dei patti bilaterali. Davanti al nuovo parere il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri ha deciso di passare al contrattacco, depositando una nuova e stringente interpellanza con l’obiettivo di forzare l’esecutivo federale a fare chiarezza e a modificare la propria linea di condotta giudicata troppo morbida nei confronti di Roma. Per Quadri l’introduzione della tassa sulla salute in sé può persino avere un risvolto positivo per il mercato del lavoro ticinese.