TREVISO - Apprendere che una ventina dei ragazzi che hanno dato vita alla rissa di Jesolo arriva da Treviso non lo sorprende.Sindaco Mario Conte, si ripropone il problema delle intemperanze giovanili. «Purtroppo è così. Vorrei capire se parliamo di ragazzi di Treviso o della provincia, ma il problema non cambia. Servono rimedi».
Veramente vuole togliere la cittadinanza a chi delinque? «Su questo sono d’accordo con l’onorevole Coin (parlamentare trevigiano e segretario provinciale del Carroccio ndr) che propone la stessa cosa. Ormai daspo, allontanamenti, denunce non servono più. Posto che chi delinque va punito, italiano o straniero che sia, i problemi li abbiamo soprattutto con i ragazzi di seconda generazione. E servono strumenti concreti». Perché la cittadinanza? «Perché servono misure concrete. E la cittadinanza non va messa in discussione solo per loro, ma anche per le loro famiglie se si tratta di minorenni. I genitori devono essere consapevoli di quello che fanno i figli, assumersi le loro responsabilità». Lo sa vero che una proposta del genere faticherà a passare... «Ovviamente non la scriverò io ma ho intenzione di incaricare dei giuristi. Gli appigli secondo me ci sono. E chiederò ai sindaci veneti di appoggiare questa proposta di legge che vuole partire dal basso, dai territori». E l’integrazione? «Sono favorevole a tutti i percorsi di integrazione, a tutti i progetti di accompagnamento per questi ragazzi. Già investiamo tanto. Se serve, investiremo ancora di più. Ma c’è un problema che è inutile continuare a ignorare...». Quale? «A questi percorsi si avvicinano solo quelle famiglie e quei ragazzi per bene, giovani stranieri di prima, seconda o terza generazione che hanno veramente voglia di integrarsi e di costruirsi un futuro qui da noi. E va bene, sono persone che vanno aiutate e dobbiamo continuare a farlo. Ma chi, invece, ne avrebbe veramente bisogno, se ne sta alla larga. Non viene». Perché colpire anche le famiglie? «Perché il nucleo famigliare deve trasmettere certi valori, dare delle regole. Se un minore non ha il minimo rispetto delle leggi, del quieto vivere e dei beni pubblici; se pensa di poter tenere atteggiamenti aggressivi impunemente vuol dire che in famiglia qualcosa è mancato. Ed è giusto che i genitori se ne assumano la responsabilità». Magari le famiglie andrebbero aiutate. «Noi lo facciamo, se hanno difficoltà con i figli ci sono i servizi appositi. Ma chi non fa niente deve essere spinto a darsi da fare. E la prospettiva di perdere la possibilità di avere aiuti, di ottenere contributi e servizi da parte dei Comuni, fino ad arrivare alla perdita della cittadinanza, può essere un deterrente importante. So che la cosa solleverà polemiche e discussioni. Ma è una strada da percorrere».








