JESOLO - Due risse in 3 giorni. Tanto è bastato per far scattare a Jesolo “l’allarme maranza”. Fenomeno che torna puntuale a ogni inizio stagione balneare, in una località che nell’ultimo fine settimana ha contato 200mila presenze al giorno. Ma Comune e forze dell’ordine non hanno alcuna intenzione di consentire che la situazione degeneri, tant’è che da un lato sono subito stati identificati tre dei protagonisti delle risse e dall’altro già domani, nel corso di un Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, saranno decise misure per stroncare sul nascere il fenomeno. Jesolo, insomma, chiede e vuole una “stretta”, per consentire un’estate sicura.
È di ieri la notizia della segnalazione di una ventina di minorenni, tra i 15 e 16 anni, protagonisti delle due ultime risse: una sabato sera sulla diga a mare della spiaggia in zona piazza Brescia, una lunedì nei pressi della stazione. Tre di loro sono stati subito identificati: si tratta di un italiano, uno straniero e un italiano di seconda generazione provenienti da Jesolo, Eraclea e dal Trevigiano. Impossibile non notarli: non solo per gli atteggiamenti provocatori, l’abbigliamento appariscente e i comportamenti stereotipati.Le due risse dei giorni scorsi, hanno lasciato un segno evidente della loro presenza. Prefettura, Comune e associazioni di categoria chiedono l'allontanamento di questi gruppi. Del resto, la loro presenza sul litorale non rappresenta una novità, soprattutto in questo periodo della stagione e in concomitanza con la fine dell'anno scolastico. Solitamente arrivano a gruppetti, quasi sempre con i mezzi pubblici, spostandosi tra l'area dell'autostazione, il vicino parco commerciale e le zone di spiaggia libera più centrali, comprese tra piazza Brescia e piazza Mazzini. Un itinerario che si ripete puntualmente con l’avvicinarsi dell’estate, quasi come un pellegrinaggio. Ma la mappa dei punti di maggiore tensione va comunque aggiornata: dalla centralissima piazza Mazzini, per anni finita al centro di polemiche per la mala-movida e ieri ugualmente sotto controllo preventivo con una trentina di agenti delle forze dell'ordine, il problema si è spostato nelle zone più centrali, come avvenuto in questi giorni. PRIMO E SECONDO ROUND La prima rissa, sabato scorso, è scoppiata attorno alle 18, sotto gli occhi di centinaia di turisti, lungo il pontile antistante la spiaggia libera di piazza Brescia. I coinvolti sono giovani italiani di seconda e terza generazione, di Jesolo e Treviso. Tra di loro diversi minorenni. È bastata una spinta dal pontile per scatenare il caos: insulti, minacce e pugni. I carabinieri sono accorsi sulla spiaggia per riportare la calma: invieranno tutti gli elementi raccolti al questore che potrà, a quel punto disporre il Dacur (divieto di accesso alle aree urbane), noto anche come Daspo urbano. La seconda rissa è avvenuta, invece, in via Helenio Herrera, tra lo stadio Picchi e l’autostazione. Anche in questo caso una ventina di giovani, italiani di seconda generazione, si sono picchiati. E alcuni di loro erano stati coinvolti nell'episodio di sabato. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e gli agenti della polizia locale che li hanno identificati. Anche in questo caso verrà chiesto l’allontanamento dalla città.IL COMUNE Ferma la condanna e la richiesta di tolleranza zero. Per domani pomeriggio, dopo le richieste del sindaco Christofer De Zotti, il prefetto ha convocato il comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza per una riunione interamente dedicata a Jesolo. In discussione c’è il tema delle risse, l’arrivo dei rinforzi estivi per le forze dell’ordine e l’opportunità di riattivare le Zone rosse. «Vogliamo fermare sul nascere questi fenomeni – ribadisce De Zotti – chiederemo di potenziare anche i controlli dell’area di piazza Brescia e nella spiaggia. Jesolo non ha “maranza” locali, si tratta di gente che arriva da fuori. Quello che colpisce è la ritualità del ritrovo di questi ragazzi, tra la stazione e il Mc Donald’s. E poi il razzismo interetnico tra di loro. Pur essendo italiani di seconda generazione, sono attaccati alle loro origini e tra gruppi spesso si odiano».Dice Pierfrancesco Contarini, presidente dell’Associazione jesolana albergatori: «Siamo una grande città che accoglie tutti, ma non questi mezzi delinquenti, protagonisti di comportamenti maleducati. Ci auguriamo che la risposta delle forze dell’ordine sia la più dura possibile: queste persone non c’entrano nulla con la nostra realtà».









