Sam Altman (OpenAI) ma pure Jensen Huang (Nvidia), Michael Truell (Cursor) e Dario Amodei (Anthropic), ma anche Lucy Guo (Scale AI) e Mira Murati (ex OpenAI) sono i nuovi miliardari nati con il boom dell’intelligenza artificiale: a loro guardano le griffe del lusso mondiale prendendo atto sia di una nuova classe di consumatori dalle grandi capacità di spesa sia del fatto che bisogna andare a intercettarli negli Stati Uniti, dove vive bene o male la maggior parte di loro. Tanto per avere un’idea la top ten di questi nuovi ricchi (spesso sotto i 40 anni, soprattutto uomini ma anche qualche donna) ha incrementato di oltre 500 milioni di miliardi di dollari il proprio patrimonio, secondo i dati Bloomberg 2025, grazie all’exploit azionario delle loro società, unicorni o startup che siano. Ecco perché, adesso, gli Usa diventano la meta preferita dei marchi luxury per avviare nuovi negozi, anche se già l’anno scorso il mercato a stelle e strisce ha occupato il primo gradino del podio per inaugurazioni di punti vendita, stando al rapporto della società di consulenza immobiliare Savills. Gli Stati Uniti hanno ospitato, secondo le stime, il 27% delle aperture contro il 26% europeo e il 19% cinese. Con questa rotta, il lusso cerca di consolidare la propria stabilizzazione dopo due anni di contrazione, nonostante la crisi in Medio Oriente e il calo degli acquisti in Cina. Sam Altman