Il colore della farfalla Morfo blu non è un pigmento ma un’illusione della luce. Le sue ali, tramite il movimento e una sofisticata architettura naturale, riflettono solo quella porzione dello spettro che percepiamo come azzurra. Intitolando Blue Morpho il suo secondo album solista, anche Ed O’Brien insegue la bellezza a partire dal movimento. Lo spettro musicale del chitarrista dei Radiohead esibisce qui alcuni dei tratti che hanno contribuito all’identità della band, all’ombra di Yorke e Greenwood. Le iniziali Incantations, Blue Morpho e Sweet Spot ruotano infatti attorno ad arpeggi e ostinati ritmici circolari, che ricordiamo in Weird Fishes/Arpeggi o in Present Tense. Il groove di quest’ultima riaffiora in Obrigado, segno dell’influenza brasiliana che, rispetto al precedente Earth (2020) è controbilanciata da suggestioni indiane mai didascaliche — come negli archi della title track — e intrecci tra basso e batteria, evidenti in Teachers e valorizzati dal contributo di Philip Selway. Regolarizzando ritmi irregolari, disallineando accenti senza penalizzare le linee melodiche, O’Brien genera trame in costante movimento, ottenendo una circolarità che sfugge alla mera ripetitività.Aggiornamenti02/06/2026, 20:19 articolo aggiornato