Ascolti Matt Bellamy e soci e ti immergi in un mondo a sé stante: l’elogio dell’eccesso, delle sonorità pompose che riecheggiano di glam, non rinnegano (e ci vorrebbe…) i Queen, ma che riescono ancora a spiazzarti con groove decisamente moderni, qualche contaminazione e una vocalità – quella di Matt – che ha pochi eguali nel mondo del rock. The Wow! Signal – il nuovo lavoro pubblicato per la Warner – dieci pezzi che nulla aggiungono al repertorio della band britannica giunta ormai al ventottesimo anno di attività (il primo ep è Mushrooom nel 1998), ma che li riconferma in un ambito assolutamente personale, ispirati dal visionario mondo dei Radiohead ma poi a loro volta capaci di creare una sorta di progressive pop che non smette di affascinare, perché riesce a portare l’ascoltatore sulle vette perigliose del kitsch, senza precipitare.
The Wow! Signal va proprio in questa direzione, evitando questo effetto. Il titolo è quello del misterioso segnale radio captato in Ohio nel 1977 la cui origine è tuttora ignota e che poteva essere interpretato come un possibile messaggio extraterrestre. Per annunciare l’uscita del disco – potenza del marketing, i Muse hanno persino inviato un tablet nella stratosfera. In scaletta canzoni dalle liriche ricercate, profonde, dove il leader sembra accostarsi allo spazio profondo quando, in realtà, si concentra su un disagio che vive in prima persona. Insomma, più che alle stelle, sembra un doloroso racconto della fine del suo matrimonio con l’attrice e modella Elle Evans.













