Nel regno della luna, nel silenzio dello sfondo, cielo nero e se anche c’è una stella è disegnata coi pennarelli a spirito, vivono e vegetano di note balzane gli Angine de Poitrine, un duo come alieno in abiti di cartapesta e pigmenti, marionette che smaniano sugli strumenti producendo un math rock già divenuto mito, feticcio. Vi sono arrivati a cavallo di una caccavella basculante nel buio siderale, uno di quegli accrocchi analogici dotati di radar-giocattolo, zufoli, spie, alimentati a nafta, che ci si aspetta di vedere in un film di Gondry; e lì si sono accampati mettendosi a fare musica lunare, microtonale.

RISALE al 4 dicembre del 2025, a Rennes, Francia, la registrazione di una sessione divenuta celebre, icastica e che ha fatto conoscere ovunque gli Angine de Poitrine, con proliferazione di dischi (due album, vol. 1 e vol. 2) e di concerti, tant’è che ne è previsto uno anche in Italia il 31 maggio a Rovereto, all’interno del Poplar Utopia Festival, insieme agli Acid Arab e La Niña: perciò si prevede visibilio. In effetti è l’aspetto figurale e coreografico che colpisce di più della formazione canadese, il modo che questi due pupi hanno di riempire lo spazio dell’inquadratura, per cui l’impressione è di ritrovarsi in una dimensione autistica, automatica, da Ballet mécanique.