«La possibilità di cambiare, di mutare la pelle che fa male, di rifiutare la ripetizione della sofferenza»: così Lili Refrain descrive il suo nuovo lavoro Nagalite, pubblicato per Subsound Records. Come nel precedente Mana che l’ha proiettata nel panorama internazionale dell’heavy music, l’artista romana suona da sé tutti gli strumenti – voce, chitarra, basso, sintetizzatore, batteria e drum machine.
«UNA SUITE in quattro movimenti» compone l’album, che nel suo titolo criptico fonde la parola «serpente» in sanscrito, naga, con «sasso» in greco, lithos. Due entità distanti come la retta e il punto, che potrebbero però incontrarsi nel cerchio, come vuole un’interpretazione dell’eterno ritorno nietzschano – uno dei tanti simbolismi che il serpente porta con sé.
Mai come prima d’ora, Lili Refrain lascia libera la sua voce, che avvolge l’ascoltatore e con il brano Exuvia lo introduce a questo rito di trasmutazione. Si toccano vette espressive non da poco, il paragone internazionale più prossimo è la voce sofferente e taumaturgica di Lingua Ignota. Una potenza del profondo, che appartiene all’universo femminile.
SEMPRE PIÙ interessa alla musicista l’esperienza dell’ascolto, che si nutre di un aspetto performativo non secondario nel momento in cui accade di assistere a un suo concerto, dove i brani vengono costruiti a partire da registrazioni in presa diretta suonate in loop. Lunghi capelli scuri, face painting, abiti scuri accompagnano Lili Refrain nelle sue esibizioni, eppure Nagalite appare meno cupo e cavernoso dei suoi lavori precedenti e più lunare, misterico. Musicalmente ci sono tanti anni ’80, tra atmosfere ambient e ricorso ad alcuni spunti chitarristici da «classic metal», che testimoniano della volontà di Lili Refrain di non ripetere quanto già fatto, nonostante certo sound «ancestrale» sia attualmente protagonista delle produzioni indipendenti italiane. Come esprime bene il testo di Lithos – una rarità per la musicista affidarsi anche alle parole – il cambiamento è un processo inevitabile. Confermata, invece, una spiccata vocazione «cinematica» – aggettivo abusato, ma in questo caso appropriato: saranno tante le pellicole ad affollare la testa dell’ascoltatore di Nagalite.









