Le trattative nel Golfo sono in stallo, come lo è la guerra. Non ha vinto l’Iran, perché non è riuscito a espellere le truppe americane dalle 20 basi sparse dall’Iraq agli Emirati, una collana di fortezze sulla via del petrolio.
Non ha vinto l’America, perché quella stessa via è ostruita dai missili, droni e barchini veloci dei Pasdaran. E le basi hanno subito pesanti danni, anzi continuano a subirli in raid sporadici, non sono difendibili. Gli obiettivi iniziali, cambio di regime, smantellamento arsenale missilistico, dismissione delle milizie sciite alleate, sembrano ormai sogni di mezza estate. Sul perché gli Stati Uniti hanno “non vinto” ci sono almeno sette risposte.
1. L’uccisione della Guida Ali Khamenei. Invece del caos ha portato il compattamento del regime e legittimato la successione del figlio Mojtaba, fino ad allora osteggiata e considerata uno scandalo familistico. 2. L’uccisione del numero due Ali Larijani. Larijani era in conflitto con l’ala ultra-oltranzista guidata da Ghalibaf. Senza di lui si è creato un unico blocco di falchi. 3. Guerra dei dodici giorni del 2025. L’effetto sorpresa per far crollare il regime è stato di fatto annullato dal precedente attacco. Da allora i Pasdaran si sono preparati: l’ordine era bloccare Hormuz al primo missile avvistato. E così è stato. 4. Credere che la strategia shock-and-awe usata contro Saddam Hussein potesse funzionare. La Repubblica islamica si è preparata a questo tipo di attacco per vent’anni dopo aver studiato il collasso dell’Iraq. 5. Uso di missili e bombe plananti costose e difficili da rimpiazzare per distruggere l’apparato missilistico iraniano. In particolare, lo stock delle cosiddette Jassm si è ridotto in poco settimane sotto il livello di guardia. 6. Uso di intercettori sofisticati e costosi per bloccare le rappresaglie iraniane. In 38 giorni di conflitto ad alta intensità il Pentagono ha consumato il 60 per cento dei Patriot e oltre la metà dei Thaad. Ci vorranno da uno a tre anni, al ritmo di produzione attuale, per ricostituire gli arsenali 7. Attacchi agli ingressi dei siti missilistici sotterranei. Anche qui si sono usate le Jassm o altri ordigni ancora meno disponibili per raid in sostanza inutili. Gli ingressi venivano riparati in due o tre giorni e il lancio dei missili riprendeva con un ritmo costante.















