Il presidente americano è alla ricerca di una vittoria in Medio Oriente e finora non è riuscito a decidere quale strada percorrere per ottenerla. La «decisione definitiva» tra la pace e la guerra è stata rimandata per «alcuni dettagli della proposta». Il segretario alla Difesa Pete Hegseth dichiara che le forze armate americane sono pronte a riprendere i combattimenti nel Golfo Persico, se necessario.

Trump continua staccare i petali della margherita recitando «firmo o non firmo?», mentre a Teheran si fa sempre più strada l’idea che gli Usa stiano guadagnando tempo, mantenendo aperto il canale negoziale senza impegnarsi fino in fondo, in attesa di condizioni più favorevoli sul piano politico e militare. Mohsen Rezaei, consigliere della Guida Suprema iraniana, in un messaggio ha scritto: «Il Presidente degli Stati uniti tradisce la diplomazia per la terza volta. Continuando il blocco navale e avanzando richieste eccessive nei negoziati, ha dimostrato più che mai di non essere un negoziatore e di perseguire altri obiettivi».

PIÙ PASSA IL TEMPO, più gli ultraconservatori iraniani riescono a mettere i bastoni tra le ruote all’accordo. Una lettera di Mahmoud Nabavian, deputato conservatore presente durante i colloqui con J.D. Vance a Islamabad, è stata indirizzata ai negoziatori iraniani. Il documento, ufficiosamente considerato espressione degli ultraconservatori, indica una serie di «linee rosse» per qualsiasi possibile intesa con gli Stati uniti. Nel testo si insiste sulla rimozione completa delle sanzioni, sul mantenimento del controllo iraniano dello Stretto di Hormuz e sulla possibilità di riprendere immediatamente l’arricchimento dell’uranio in caso di violazioni dell’accordo da parte americana.