«Ormai sono disponibili varie applicazioni per smarphone: con pochi euro puoi inviare una fotografia del neo sospetto e ricevere una diagnosi immediata. Il problema è la scelta di quale neoformazione analizzare: scegliere quella sbagliata comporterebbe un aggravamento del rischio di vita per il paziente». Nell’epoca della velocità e della comodità, l’autodiagnosi spopola, anche in dermatologia. Fenomeno in aumento, favorito dalle straordinarie potenzialità dell’Intelligenza artificiale (AI), utile ma da maneggiare con cura. Cioè senza l’atteggiamento fideistico di molti, che va a discapito della diagnostica specialistica. L’avvertimento arriva da Paolo Broganelli, primario di Dermatologia al Mauriziano, che i nei li conosce bene: per studio e osservazione diretta. L’algoritmo non è il medico Il punto non è tanto l’affidabilità, l'algoritmo analizza l'immagine e in pochi secondi fornisce una buona indicazione del rischio, quanto l’immagine che gli si gira tramite la fotocamera del proprio telefono. Non a caso, gli stessi programmi avvertono che la diagnosi da remoto non sostituisce una visita dermatologica: purtroppo, sovente l’invito cade nel vuoto. «Le evidenze più recenti dimostrano che i sistemi di AI raggiungono una performance diagnostica comparabile a quella dei dermatologi esperti per il melanoma, e che la collaborazione uomo-macchina produce risultati superiori a entrambi separatamente - spiega Broganelli -. Fa fede l’esito di uno studio americano, il più rilevante: la cooperazione dermatologo con l’AI supera significativamente sia il dermatologo da solo sia l'AI da sola». Il melanoma Significa sensibilità perfetta: «Nessun melanoma mancato, con un simultaneo miglioramento della specificità, riducendo le escissioni inutili». Significa, anche, che l’uomo resta fondamentale. «L’impatto potenziale dell'AI potrebbe essere particolarmente significativo nelle cure primarie, dove la carenza di dermatologi rappresenta un problema globale - aggiunge Broganelli -. In un altro studio svedese su 253 lesioni sospette valutate da medici di base con un'app smartphone, l'AI ha raggiunto per il melanoma sottile il 95,2% di sensibilità e l’84,5% di specificità. Per il melanoma invasivo, una sensibilità del 100%, specificità 92,6%». Il punto, come si premetteva, è cosa sottoponi alla valutazione dell’algoritmo. Secondo: il monitoraggio in continuo, soprattutto per chi di nei ne ha a decine. La “mappa” Il Mauriziano è l’unico ospedale in Piemonte dotato di una apparecchiatura "body mapping" che fotografa, analizza e confronta nel tempo le neoformazioni cutanee tramite fotocamere ad altissima risoluzione in grado di ridurre i riflessi della pelle e illuminare perfettamente il paziente per ottenere immagini che rendono piu identificabili dettagli e cambiamenti morfologici. Al momento è utilizzata per i pazienti a rischio melanoma per fototipo, numero e morfologia dei nevi, precedenti personali o familiari di melanoma. In ogni caso, alta risoluzione o meno, a valutare le immagini è sempre l’occhio dello specialista, cui spetta l’ultima parola.
“Diagnosi con l’AI? Senza l’uomo è un pericolo”: l’allarme del dermatologo Broganelli
In aumento l’uso delle app d’intelligenza artificiale per la valutazione dei melanomi: «Affidarsi solo all’algoritmo può aggravare la situazione»
App AI analizzano melanoma al 95-100% sensibilità ma Broganelli avverte: non sostituiscono medico; il rischio è la scelta del neo. Studi confermano dermatologo + AI supera entrambi—in healthcare, governance AI richiede supervisione umana intrinseca.








