La testimonianza della manager presente all’incontro organizzato a Bologna dai giovani di Radio Immaginaria che hanno intervistato il cardinale, don Claudio Burgio e Gino Cecchettin con seicento studenti, il cardinale Zuppi, don Burgio e Gino Cecchettin *Responsabile Csr Istituto Ganassini*
Metti un venerdì qualunque a Bologna. Metti il Parco delle Popolarissime, dove mi imbatto in seicento studenti di scuole medie e licei, provenienti da tutta Italia. Metti l'impressione e lo stupore che ti prendono nel vedere dei ragazzini tra la folla che si alzano con grande coraggio per raccontare la propria storia. Il format dell’evento «Con il coltello in tasca» cui ho partecipato venerdì scorso è stato vincente perché non erano gli ospiti adulti a condurre ma i ragazzi di Radio Immaginaria che hanno intervistato i loro interlocutori: il cardinale Matteo Maria Zuppi, don Claudio Burgio, Gino Cecchettin e due attori della serie tv Mare Fuori. Se siamo abituati a giovani che non alzano mai la mano, qui a Bologna erano un Fiume in Burrasca (che poi è il Motto della radio). Le loro voci echeggiavano per tutto il parco delle Popolarissime. Hanno parlato delle loro esperienze traumatiche che mi hanno molto colpita: il coltello a scuola è molto frequente, più di quanto si pensi. L’evento era talmente inclusivo che chi voleva, poteva mantenere l’anonimato scansionando un qrcode apposta. Zuppi, Burgio, Cecchettin, gli attori erano chiamati soprattutto ad ascoltare: hanno avuto un piccolo spazio alla fine dell’evento come fossero una semplice cornice di un quadro ben definito con al centro protagonisti i 600 ragazzi. Le testimonianze dei ragazzi del Beccaria, il carcere minorile di Milano, sono state solo una conferma di quell’enorme elefante nella stanza che si chiama Pregiudizio: sono stati commoventi e mi hanno dato la speranza che in un luogo, che non vorresti mai vedere, ci sia incredibilmente una luce che splende. Don Claudio Burgio, che festeggiava il suo compleanno proprio quel giorno, insieme al cardinale Zuppi e a Cecchettin hanno saputo ascoltare i ragazzi e i conduttori di Radio Immaginaria, radio di adolescenti dai 10 ai 17 anni. E io, inviata speciale della Famiglia Ganassini, mi sono sentita parte di questo piccolo grande progetto. La mia prospettiva è cambiata: la colpa non è mai solo del singolo ma della nostra società di cui tutti noi facciamo parte. E concludo con una frase di Cecchettin: «Dobbiamo promuovere un’educazione libera da stereotipi e capace di prevenire la violenza». *Responsabile Csr Istituto Ganassini*







